Appartenente alla famiglia delle Liliacee, lo scalogno (Allium cepa var. aggregatum L.) è un ortaggio molto simile alla cipolla, tanto da rappresentarne un valido sostenuto sulle tavole nostrane.
La pianta dello scalogno raggiunge un'altezza di circa 20-30 cm e presenta delle foglie cilindriche; la sua coltivazione non viene avviata tramite semi, bensì ricorrendo al trapianto del bulbo nel terreno.
Le prime piantine di scalogno sono state avvistate in Asia centrale, dove l'ortaggio cresce in maniera spontanea e selvaggia. Dalle aree centro-asiatiche la liliacea si è rapidamente diffusa in India, giungendo in Europa a partire dal XII secolo grazie ai cavalieri crociati.
Esistono diverse varietà di scalogno, ognuna delle quali contraddistinta dal colore della buccia, che può essere rosa, bruno-rossastro, grigio o giallo.
Come premesso, la semina dello scalogno non avviene in maniera classica: non sono, infatti, i semi ad essere piantati in vaso o terreno aperto, bensì i bulbi dell'ortaggio stesso.
Il terreno ospitante i bulbi dovrà essere lavorato in profondità con la vanga e concimato con compost o humus di lombrico. La liliacea resiste bene alle basse temperature, perciò può essere avviata la germinazione dei suoi bulbi anche in autunno inoltrato, su suolo dall'alto potere drenante, sabbioso e sciolto.
Bisogna ricordare di disporre i bulbi di scalogno su file distanti tra loro 40/50 cm circa, avendo cura di disporli a distanza reciproca di 35 cm circa.
La coltivazione dello scalogno consta di alcuni importanti ma semplici passaggi per ottenere un prolifico raccolto finale.
Oltre alla classica sarchiatura del suolo è importante effettuare delle baulature per rialzare l'area di coltivazione, concimare il terreno con giudizio ed eventualmente mixare al terriccio della sabbia da fiume.
La raccolta dell'ortaggio può essere avviata tra giugno e luglio, quando la pianta di scalogno inizierà a presentare le proprie foglie ingiallite. Una volta raccolto, lo scalogno può essere conservato in luogo fresco e asciutto per un massimo di otto mesi.
La coltura dello scalogno non ha bisogno di essere eccessivamente irrigato, se non in casi di estrema siccità. E' bene ricordare, però, che il getto d'acqua non va indirizzato sulle foglie della pianta, ma solo sul terreno.
Lo scalogno è una coltura pressoché inattaccabile, che va difesa solo dalla peronospora, da contrastare con trattamenti a base di rame e che può essere prevenuta gestendo l'eccessiva umidità del suolo.
Ritenuto da tempo immemore un efficace afrodisiaco, lo scalogno è ricchissimo di di sali minerali benefici per rafforzare pelle, capelli e unghie come selenio, calcio, fosforo, potassio, silicio e zolfo. L'ortaggio è inoltre una fonte di vitamine del gruppo B, di vitamina A e vitamina C. Ricco anche di acido folico, lo scalogno si rivela essere un valido alleato per la salute del nostro cervello; è inoltre consigliato nelle diete dei diabetici ed è ottimo coadiuvante in caso di ipertensione e arteriosclerosi.
L'unica controindicazione quando si assume lo scalogno riguarda la sensazione di alito pesante, così come accade con aglio e cipolla: un inconveniente che può essere ben gestito masticando prezzemolo, basilico, menta o rucola.